E' tempo di una primavera antimafia lombarda!


Il comunicato della DDA dipinge un quadro allarmante della Lombardia: "un territorio dove l'andrangheta si é diffusa non attraverso un modello di semplice imitazione,nel quale gruppi deliquenziali autoctoni riproducono modelli organizzativi e di azione dei gruppi mafiosi, ma attraverso un vero e propio fenomeno di COLONIZAZZIONE cioé di espansione su un nuovo territorio,organizzandone il controllo e gestendone i traffici illeciti,conducendo alla formazione di uno stabile insediamento mafioso". 
Sconvolgente anche il numero di affiliati: ben 500! 
Riferisce ancora la DDA che gli indagati operano secondo tradizioni tipiche della ndrangheta: linguaggi, riti,certe tipologie di reati che sono tipiche della ciminalità della terra di origine e che sono state trapiantate in Lombardia, dove l'andrangheta si é trasferita con il propio bagaglio di violenza.
Il ritratto che ne scaturisce é desolante: una delle regioni più ricche d'Italia é seconda solo alla Calabria per infiltrazioni mafiose ed a rischio, a questo punto, vi é pure la democrazia.
Non siamo nel profondo Sud, siamo in Lombardia, ora ufficialmente nuova terra di mafia.
Le denuncie per associazione mafiosa si sono concentrate fra il 2004 ed il 2009 per quattro quinti nelle provincie di Bergamo, Milano e Brescia. 
Ed é propio qui a Brescia che giovedì è avvenuto un gravissimo atto di prevaricazione ed arroganza, nella città dove i giornali ed i media locali hanno finalmente ricominciato a parlare di mafia grazie ad un gruppo di ragazzi che ha saputo accendere i riflettori su un processo che vede coinvolti i temuti fratelli Fortugno, pregiudicati e collegati con il clan dei Piromalli di Gioia Tauro. A raccontare ai media locali la storia del processo e la carriera criminale dei tre Fortugno alla sbarra é stato Fernando Scarlata, Coordinatore del Comitato Antimafia Peppino Impastato ed autore del libro "Tentacoli, la criminalità mafiosa a Brescia". Fernando, insieme ad un folto gruppo di giovani, ha svolto vari presidi di fronte al Tribunale e ha assistito a varie udienze del processo. L'attenzione dei media, scaturita dai presidi, ha fatto infuriare i tre imputati che tramite dei siparietti incresciosi hanno definito falsità gli accostamenti alla ndrangheta accusando i presidianti di diffamazione e lagnandosi per come gli sia stata rovinata la vita. 
Ma giovedi scorso a margine dell'ennesima udienza con arroganza ed un atteggiamento tipicamente mafioso Gaetano Fortugno, l'unico dei tre fratelli a piede libero, approfitando della poca gente presente si é avvicinato a Fernando minacciandolo. I testimoni presenti hanno riferito di un Gaetano Fortugno totalmente fuori di se che ha inveito più volte contro lo scrittore sotto gli occhi di alcuni uomini delle Forze dell'ordine, intervenuti solo dopo che dalle minacce si é passati agli insulti. 
Per tutta risposta la Rete Antimafia di Brescia ha intenzione di organizzare per l'8 aprile un nuovo sit-in per manifestare la piena solidarietà a Fernando Scarlata e per accendere nuovamente i riflettori sul processo.
Si é spesso paragonata la Lombardia alla Sicilia, in particolare alla Palermo degli anni 80, quando la cittadinanza non aveva ancora preso coscienza del livello di infiltrazione mafiosa che "infettava" il territorio. 
Ma ora più che mai, a maggior ragione dopo l'uscita di questa allarmante informativa della DDA, urge una seria presa di coscienza dell'intera società civile! 
Chissà che a Brescia l'8 aprile non segni l'inizio di una ribellione che dia il via libera ad una primavera antimafia lombarda.

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