Giuliano Guazzelli

Un altro grande investigatore italiano, morto ammazzato in maniera vigliacca dalla mafa: Giuliano Guazzelli!
Nato in provincia di Lucca il 6 Aprile 1933, intraprende la carriera militare nel Corpo dei Carabinieri; si trasferisce in Sicilia nel 1954, a Menfi dove risiederà per il resto della sua vita insieme alla moglie ed ai tre figli...
Lavora a Palermo, entra a far parte nel nucleo investigativo, una squadra di primissimo piano che si occupa di mafia con risultati importanti; ma la criminalità risponde a modo suo assassinandone i due maggiori esponenti: il colonnello Giuseppe Russo, ed il maresciallo Vito Jevolella...
Giuliano non si dà per vinto e si trasferisce a Trapani dove viene accolto con l'incendio della sua macchina! Guazzelli è soprannominato "il mastino", è un uomo coraggioso, tenace e caparbio, e non si lascia intimidire dalle ripetute minacce che gli vengono rivolte...
Ha un grande intuito, un forte spirito d'osservazione ed una incredibile memoria, ed è grazie a queste qualità ed a metodi d'indagine poco convenzionali (spesso si aggirava in borghese per le campagne siciliane per ascoltare "le voci" della gente comune) che diventa una grossa spina nel fianco per la criminalità organizzata! Per questo viene impiegato in indagini importanti, come quella sulla banca di Girgenti, o quella su Calogero Mannino (indagine che però, stando a quanto sostengono il figlio di Guazzelli ed alcuni pentiti, venne insabbiata) reo di aver partecipato al matrimonio del figlio del boss Gerlando Caruana!
Nel suo curriculum anche un incontro con il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa,che volle conoscerlo in virtù della sui successi contro la mafia; Giuliano infatti era stato in grado di convincere importanti figure mafiose a collaborare, tra questi Benedetta Bono (moglie del boss di Ribera) e Giuseppe Galvano (boss di Raffadali);
Gli ultimi anni della sua carriera li trascorre ad Agrigento, diventando uno dei maggiori esperti di Stidda; Anche qui viene costretto a subire un grave lutto: l'omicidio del collega Rosario Livatino, il "giudice ragazzino".
Nel 1992 è ormai giunto all'età pensionabile, ma decide di continuare la sua lotta contro la mafia, anche per vendicare la morte dell'amico... Ed è proprio il 4 Aprile di quell'anno terribile (poche settimane dopo salteranno in aria prima Falcone e poi Borsellino) che Guazzella viene sorpreso mentre, alla guida della sua Ritmo, si reca, come tutti i sabato pomeriggio, dalla sua famiglia a Menfi: un commando di 3 uomini lo superò con un Fiorino, dal quale lo freddarono a colpi di fucile e kalashnikov...
La sua morte fu un duro colpo per la lotta alla mafia, contemporaneamente gli Italiani persero un grande uomo, che ebbe il coraggio di non arrendersi mai, nonostante la perdita di tutti i suoi più vicini collaboratori!


Il suo ricordo 16 anni dopo la morte in questo servizio di Angelo Ruoppolo:





Onorificenze:

  • Medaglia d'oro al valor civile
«Sottufficiale di elevatissime qualità professionali, impegnato in delicate attività investigative in aree caratterizzate da alta incidenza del fenomeno mafioso, operava con eccezionale perizia, sereno sprezzo del pericolo ed incondizionata dedizione al dovere e alle Istituzioni, fornendo costanti e determinanti contributi alla lotta contro la criminalità organizzata fino al supremo sacrificio della vita, stroncata da proditorio ed efferato agguato criminale. Eccelso esempio di preclare virtù civiche ed altissimo senso del dovere»

  • Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana

5 commenti:

  1. Ettore Ferrero...15 maggio 2010 23:16

    Eppure, se il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel suo ultimo incarico da Prefetto, avesse avuto il tempo necessario, stimato in due o tre anni, per svolgere quelle indagini, che avrebbero dovuto seguire il percorso manifestato attraverso le celebri interviste concesse ai giornalisti Giorgio Bocca e Saverio Lodato, indubbiamente avrebbe richiesto la presenza del Maresciallo Maggiore Giuliano Guazzelli per incidere ancora più profondamente nel tessuto sociale politico- imprenditoriale, di cui la mafia si serve per risolvere i problemi giudiziari, o avere quelle concessioni che le consentono di accaparrarsi i migliori progetti edilizi della Regione Sicilia.
    Il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa aveva come indicativo la scelta del metodo investigativo, contestualizzando la teoria alla pratica, in gruppi di lavoro in cui gli uomini scelti avevano obiettivi predeterminati: si sarebbe avvalso della loro perspicacia investigativa,facendo seguito alle direttive impartitegli.
    Una serie di Sottufficiali dell’Arma dei Carabinieri, che adempiva alle direttive con conseguente spirito d’iniziativa, che veniva premiata con ammirata e ammessa gratitudine da parte dei rispettivi Superiori.
    I quali, nondimeno, dovrebbero rendere esplicito interesse alle prodotte iniziative di Marescialli, tra i quali futuri Comandanti di Stazione, che sospinti dall’entusiasmo e dalla vitalità, si sacrificano in nome di valori superiori accantonando i loro affetti più cari.
    Nel tempo lavorare al fianco del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, del Generale Enrico Riziero Galvaligi, del Colonnello Tuttobene,del Colonnello Giuseppe Russo, del Capitano Emanuele Basile, penso, dovesse rappresentare una possibilità enorme di crescita professionale ed umana, per approfondire le tematiche di fenomeni come il terrorismo e la mafia.
    Pertanto, il sacrificio del Maresciallo Maggiore Giuliano Guazzelli è esempio per le nuove generazioni, che vogliano intraprendere questa professione, al fine di servire l’istituzione e lo Stato contro la prevaricazione e lo sfruttamento delle organizzazioni criminali di stampo mafioso ed eversivo, con spirito di comunanza collettiva e rispetto per quegli ideali di cui l’Arma dei Carabinieri, in forza delle sue tradizioni militari, ha saputo tramandare anno dopo anno…

    RispondiElimina
  2. visto che Guazzelli è un mio concittadino ci tengo a precisare che il paese è Menfi provincia di Agrigento e non Melfi!!!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per la segnalazione, correggo immediatamente...

      Elimina
  3. Grande amico di mio padre, col quale ha collaborato fino alla fine, e stimatissimo esempio di forza e acume. Amiamo ricordarti così Giuliano, come ti ricordava sempre papà.
    Morena Mastrodomenico

    RispondiElimina

Qui puoi lasciare il tuo commento...