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Un ragazzo, un cronista

Giovanni Spampinato fu ucciso a 25 anni il 27 Ottobre del 1972, esattamente 38 anni fa…

“Chi è Giovanni Spampinato”? Oggi è ancora difficile rispondere a questa domanda per chi non lo ha conosciuto direttamente. Ma si sono fatti molti passi avanti, se si pensa che fino a pochi anni fa Giovanni era un perfetto sconosciuto. A Ragusa se ne parlava una volta l’anno con commemorazioni retoriche e rituali che spesso illuminavano più i commemoratori che la figura del commemorato. “Povero ragazzo!” dicevano di lui. Lo descrivevano come uno sprovveduto, uno studentello che si era Famigliafatto male da solo. A chi cercava di saperne di più, si diceva che era un ragazzo di 25 anni che nel 1972 aveva avuto la disgrazia di essere assassinato all’età di 25 anni, a Ragusa, da un tizio che Giovanni aveva provocato e che uccidendolo si era rovinato la vita. Insomma bisognava compiangere soprattutto l’assassino che aveva reagito a una “provocazione” con sei colpi di pistola. Manco nel leggendario Far West le cose andavano così. Ma molti accettavano quella versione. Solo qualcuno si spingeva a chiedere come aveva fatto Giovanni a provocare il suo assassino. “Scriveva sul giornale che era sospettato di omicidio”, era la risposta. Non si diceva che si trattava di articoli di cronaca scritti da un giornalista, e non di provocazioni. L’immancabile commento era: “Ma chi glielo faceva fare?”. Già, chi glielo faceva fare? Era chiaro fin dall’inizio perché Giovanni scriveva quelle cose. Era evidente. Ma nessuno era disposto ad ammetterlo. Neppure i giudici che condannarono l’assassino vollero ammetterlo.

Soltanto 35 anni dopo, nel 2007 si è cominciato a dire, com’è giusto, che Giovanni non era “un povero ragazzo” che faceva insinuazioni sul conto di qualcuno; che era un bravo giornalista che faceva il suo lavoro con onore, con più professionalità e con più coraggio di altri cronisti; e le cose che scriveva non erano “provocazioni” ma notizie vere, notizie la cui rilevanza e fondatezza ha resistito alla prova del tempo. Quelle  notizie però davano fastidio a personaggi violenti, ad ambienti potenti, ostacolavano carriere, traffici, disegni eversivi, oscuri scambi fra settori pubblici compiacenti e criminalità. Che Giovanni era un giornalista che ha fatto onore alla sua professione lo ha detto nel 2007 la giuria del Premio Saint Vincent di Giornalismo, uno dei più prestigiosi del settore, che ha concesso un premio speciale alla memoria di Giovanni riconoscendo nella sua storia la vicenda di tutti i giornalisti vittime di mafie e terrorismo. Lo ha detto nel 2007 anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Così la bistrattata immagine del “povero ragazzo” è stata riabilitata. Da allora convegni, libri, articoli, interviste, inchieste, tesi di laurea hanno illuminato di nuova luce la figura del cronista di Ragusa, che ha ispirato nuove iniziative, fra le quali “Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e sulle notizie oscurate.Scrittore

Ma ancora non si è fatto abbastanza per conoscere Giovanni. Ad esempio, per  conoscere gli articoli che scriveva e le idee che professava. Non si è fatto ancora abbastanza neppure per descrivere e comprendere quelle torbide trame eversive, malavitose e politiche che si intrecciavano nella Sicilia “babba” di quegli anni, le trame che Giovanni aveva messo allo scoperto con le sue inchieste e che probabilmente portano al vero movente del suo assassinio. Non si è fatto abbastanza, infine, per promuovere, sulla tragica morte di Giovanni,  le riflessioni che  una società sana, libera, giusta deve fare ogni volta che viene ucciso un innocente, deve fare a maggior ragione se rimane vittima chi ricopre una funzione di pubblico interesse. E’ l’unico modo con cui una comunità può onorare le vittime innocenti. E’ l’unico modo con cui una comunità può elaborare il lutto collettivo.

Non si è fatto abbastanza, rimane un vuoto da colmare. Perciò noi familiari e vecchi amici di Giovanni abbiamo costituito l’Associazione culturale Giovanni Spampinato (Gio.Spa): per contribuire a colmare questo vuoto. Abbiamo creato questo sito per sostenere il progetto di un centro di documentazione su Giovanni Spampinato, sulla sua vicenda su Ragusa e sulla Sicilia di quegli anni.

Siamo armati di buona volontà e ricchi di buone intenzioni. Puntiamo sul contributo volontario di chi crede in questo progetto che richiederà ore ed ore di lavoro e le più varie competenze. Confidiamo anche nella collaborazione delle istituzioni. Ecco, siamo partiti. Auguriamo buon viaggio a noi stessi e a quanti vorranno unirsi a noi lungo la strada.

Tratto da: http://www.giovannispampinato.it/

Giovanni Spampinato

La storia di Giovanni Spampinato ricorda per certi versi quella di Beppe Alfano, con il quale condivide alcuni aspetti comuni:
entrambi erano giornalisti "improvvisati" (Beppe era un professore di tecnica alle medie, Giovanni era invece arrivato ad un passo dalla laurea in filosofia), entrambi vivevano in città che tutti ritenevano lontane dal mondo mafioso, entrambi avevano approfondito inchieste su gruppi eversivi di stampo massonico; purtroppo i due hanno condiviso anche la tragica fine della loro storia, entrambi uccisi a colpi di pistola seduti al volante della propria auto...
Giovanni Spampinato nacque a Ragusa il 6 Novembre del '46, da una famiglia di antifascisti convinti. Le credenze politiche dei genitori diedero una grossa impronta al carattere di Giovanni, che fin dall'età di 17 anni mostrò grande coinvolgimento nella lotta contro la destra eversiva, proponendosi in prima persona nelle varie iniziative intraprese dai suoi amici-compagni. Era un ragazzo che amava darsi da fare, oltre a partecipare alle lotte studentesche degli anni '60, diede un grosso contributo in Belice nei soccorsi post-terremoto, e si rendeva disponibile anche per vari gruppi religiosi; 
Amava leggere, tenersi informato, e questa sua passione non poteva che condurlo al mondo del giornalismo...
Fu così che nel 1969, a pochi esami dal conseguimento della laurea in Filosofia, venne arruolato come corrispondente de "L'Ora" di Palermo, distinguendosi per le sue inchieste sui sindacati, ma soprattutto per quelle sul mondo dei movimenti neofascisti, dei quali si appassionò mettendo in mostra la sua stoffa di cronista. Non passò molto tempo prima che anche un giornale importante come "L'Unità" gli affidasse un incarico fisso; 
Grazie alle sue doti ed alla sua caparbietà Giovanni riuscì ad addentrarsi nelle trame nere che in quegli anni si addensavano a Ragusa, la provincia considerata "babba" nella quale in breve tempo si instaurò un pericoloso connubio tra mafia e neofascisti (pare che proprio nella provincia ragusana si nascondessero gli autori della strage di Piazza Fontana);
In questo contesto Spampinato si ritrovò a dover affrontare l'omicidio dell'ingegnere Angelo Tumino, un caso ancora oggi poco chiaro...
Giovanni ipotizzò che quest'ultimo, un uomo benestante amante della bella vita si fosse lasciato coinvolgere in un giro di traffici senza conoscere la reale natura del gruppo con cui si era legato, e che, una volta resosi conto di essere entrato a far parte di un mondo troppo pericoloso, avesse cercato di uscirne, pagando con la vita. Le inchieste di Giovanni lo condussero ad un personaggio di spicco della società ragusana: quel Roberto Campria figlio di Saverio, presidente del tribunale di Ragusa; Erano molti gli indizi che conducevano al rampollo del giudice, ma le indagini furono incredibilmente (o forse sarebbe meglio dire volutamente, come avrebbe poi ammesso lo stesso Saverio Cambria) lente ed inadeguate; Spampinato però non aveva nessuna intenzione di arrendersi, e proseguì con la sua inchiesta, concentrandosi su Campria figlio e sul mondo dell'eversione nera, che riteneva essere il fulcro di tutta la vicenda. Come spesso avviene in questi casi iniziarono le minacce, ma Giovanni pur rendendosi conto di aver a che fare con personaggi terribili non si fece intimorire; Aveva 27 anni, era praticamente un ragazzo, ma era orgoglioso e coraggioso!
Il 27 Ottobre 72, otto mesi esatti dopo l'omicidio Tumino, Roberto Campria intercettò Giovanni e lo fulminò con una serie di colpi di pistola mentre si trovava al volante della sua auto. Per non sbagliare utilizzò addirittura 2 pistole, comprate appositamente qualche settimana prima. Campria si costituì immediatamente dopo il delitto.
I mandanti di quell'omicidio sono rimasti ignoti, e solo da pochi anni alla figura di Giovanni Spampinato è stata data la dignità ed il valore che meriterebbe:
nel 2007 è stato insignito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del premio Saint Vincent per il giornalismo alla memoria.