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Il ricordo del “mastino”

“Per celebrare la memoria di una persona bisogna innanzitutto guardare dentro di noi, fare un esame di coscienza, e ricordare nel miglior modo possibile chi, come Guazzelli, ha servito lo Stato”. Con queste parole don Angelo Chillura ha aperto la funzione nel Santuario di San Calogero in memoria del maresciallo Giuliano Guazzelli, ucciso 19 anni fa per mano di un commando di cosa nostra

Attività professionale
Originario della Garfagnana, nel 1954 è già Carabiniere e si trasferisce a Menfi, in Sicilia, dove si sposa ed ha tre figli

Assegnato al nucleo investigativo di Palermo, lavora al fianco del colonnello Giuseppe Russo, indagando sul clan dei Corleonesi. Di quella squadra perdono la vita sia Russo che il maresciallo Vito Jevolella, così Guazzelli si trasferisce a Trapani, dove gli viene bruciata l’automobile.

Successivamente è chiamato a guidare la polizia giudiziaria, al tribunale di Agrigento, dove cura rapporti alla Procura su presunte irregolarità nella gestione della banca di Girgenti e sull’omicidio di Salvatore Curto, politico del Partito Socialista Italiano alla Provincia di Agrigento.

Soprannominato il “mastino” per la sua abilità di investigatore, il maresciallo Guazzelli in venti anni di indagini tra Palermo e Agrigento era diventato un esperto del fenomeno mafioso e dei rapporti mafia, politica e affari. In particolare si era occupato della cosiddetta “Stidda”, organizzazione mafiosa parallela e talvolta in competizione con Cosa Nostra nell’agrigentino.

Nell’agrigentino aveva indagato anche sulla strage di Porto Empedocle. Tra i suoi meriti quello di aver convinto Benedetta Bono, amante del boss Carmelo Colletti, a collaborare con la giustizia.

Il caso Mannino
Guazzelli era stato incaricato dal procuratore di Agrigento di indagare sulla partecipazione dell’onorevole Calogero Mannino al matrimonio del figlio del boss di Siculiana, Gerlando Caruana. Il primo rapporto che Guazzelli sottopose al procuratore Vajola venne cassato e il maresciallo fu sollecitato a rifarlo. L’originale fu però ritrovato, dopo la sua morte, negli armadi della caserma di Agrigento. La posizione di Mannino fu quindi archiviata dai giudici di Sciacca.

Il figlio del maresciallo riferì ai magistrati che il padre gli aveva confidato che “le carte di Mannino erano state messe a posto dal Messana”; inoltre riferisce che Mannino aveva manifestato al Guazzelli timori per la sua incolumità, esclamando: “o ammazzano me o ammazzano Lima”

Fu proprio nel marzo del 1992 che Cosa Nostra decise di eliminare Salvo Lima.

L’assassinio ed i processi
Giuliano Guazzelli fu assassinato il 4 aprile 1992 sulla strada Agrigento-Menfi sulla sua auto Fiat Ritmo, gli assassini a bordo di un Fiat Fiorino, lo sorpassarono su un viadotto, spalancarono il portellone posteriore e lo uccisero a colpi di mitra e fucili a pompa. A Menfi, cittadina d’adozione del maresciallo, fu proclamato il lutto cittadino.

Guazzelli all’epoca dell’omicidio aveva già maturato l’età pensionabile, ma aveva deciso di restare in servizio, nonostante avesse subito numerosi intimidazioni ed era già riuscito a sfuggire ad un altro agguato.

Inizialmente il delitto fu attribuito alla Stidda, così nel dicembre 1992 vennero arrestati in Germania dei presunti killer.
Processati e condannati all’ergastolo dal Tribunale di Agrigento, vennero successivamente assolti dalla Corte d’Assise d’Appello di Palermo per insufficienza di prove.

Passati alla pista Cosa Nostra, per l’omicidio sono state inflitte sei condanne definitive al carcere a vita. All’ergastolo sono finiti Salvatore Fragapane, Joseph Focoso, Simone Capizzi, Salvatore Castronovo, Giuseppe Fanara e Gerlandino Messina.
Nel maxi-processo denominato “Akragas” sono stati inflitti anche 18 anni di carcere al pentito Alfonso Falzone che ha aiutato i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ad incastrare mandanti e sicari.

fonte. wikipedia

Giuliano Guazzelli

Un altro grande investigatore italiano, morto ammazzato in maniera vigliacca dalla mafa: Giuliano Guazzelli!
Nato in provincia di Lucca il 6 Aprile 1933, intraprende la carriera militare nel Corpo dei Carabinieri; si trasferisce in Sicilia nel 1954, a Menfi dove risiederà per il resto della sua vita insieme alla moglie ed ai tre figli...
Lavora a Palermo, entra a far parte nel nucleo investigativo, una squadra di primissimo piano che si occupa di mafia con risultati importanti; ma la criminalità risponde a modo suo assassinandone i due maggiori esponenti: il colonnello Giuseppe Russo, ed il maresciallo Vito Jevolella...
Giuliano non si dà per vinto e si trasferisce a Trapani dove viene accolto con l'incendio della sua macchina! Guazzelli è soprannominato "il mastino", è un uomo coraggioso, tenace e caparbio, e non si lascia intimidire dalle ripetute minacce che gli vengono rivolte...
Ha un grande intuito, un forte spirito d'osservazione ed una incredibile memoria, ed è grazie a queste qualità ed a metodi d'indagine poco convenzionali (spesso si aggirava in borghese per le campagne siciliane per ascoltare "le voci" della gente comune) che diventa una grossa spina nel fianco per la criminalità organizzata! Per questo viene impiegato in indagini importanti, come quella sulla banca di Girgenti, o quella su Calogero Mannino (indagine che però, stando a quanto sostengono il figlio di Guazzelli ed alcuni pentiti, venne insabbiata) reo di aver partecipato al matrimonio del figlio del boss Gerlando Caruana!
Nel suo curriculum anche un incontro con il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa,che volle conoscerlo in virtù della sui successi contro la mafia; Giuliano infatti era stato in grado di convincere importanti figure mafiose a collaborare, tra questi Benedetta Bono (moglie del boss di Ribera) e Giuseppe Galvano (boss di Raffadali);
Gli ultimi anni della sua carriera li trascorre ad Agrigento, diventando uno dei maggiori esperti di Stidda; Anche qui viene costretto a subire un grave lutto: l'omicidio del collega Rosario Livatino, il "giudice ragazzino".
Nel 1992 è ormai giunto all'età pensionabile, ma decide di continuare la sua lotta contro la mafia, anche per vendicare la morte dell'amico... Ed è proprio il 4 Aprile di quell'anno terribile (poche settimane dopo salteranno in aria prima Falcone e poi Borsellino) che Guazzella viene sorpreso mentre, alla guida della sua Ritmo, si reca, come tutti i sabato pomeriggio, dalla sua famiglia a Menfi: un commando di 3 uomini lo superò con un Fiorino, dal quale lo freddarono a colpi di fucile e kalashnikov...
La sua morte fu un duro colpo per la lotta alla mafia, contemporaneamente gli Italiani persero un grande uomo, che ebbe il coraggio di non arrendersi mai, nonostante la perdita di tutti i suoi più vicini collaboratori!


Il suo ricordo 16 anni dopo la morte in questo servizio di Angelo Ruoppolo:





Onorificenze:

  • Medaglia d'oro al valor civile
«Sottufficiale di elevatissime qualità professionali, impegnato in delicate attività investigative in aree caratterizzate da alta incidenza del fenomeno mafioso, operava con eccezionale perizia, sereno sprezzo del pericolo ed incondizionata dedizione al dovere e alle Istituzioni, fornendo costanti e determinanti contributi alla lotta contro la criminalità organizzata fino al supremo sacrificio della vita, stroncata da proditorio ed efferato agguato criminale. Eccelso esempio di preclare virtù civiche ed altissimo senso del dovere»

  • Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana