Antonino Agostino



Antonino Agostino , da tutti chiamato Nino, è stato un agente della Polizia di Stato, e fu assassinato assieme alla moglie il 5 Agosto 1989, all’età di 29 anni;
Quel giorno si trovava con la moglie Ida, sposata un mese prima ed incinta di 5 mesi, a Villagrazia di Carini, in provincia di Palermo, presso la villa dei genitori. Mentre entravano nella villa di famiglia per festeggiare il compleanno della sorella di lui, un gruppo di sicari in motocicletta arrivarono all'improvviso e cominciarono a sparare sui due. Agostino venne colpito varie volte dagli spari mentre la Castelluccio venne raggiunta da un solo colpo e cominciò a strisciare per terra per avvicinarsi al marito morente. I genitori di Agostino, uditi gli spari, andarono a soccorrere il figlio e la nuora ma non c'era più niente da fare: erano morti. Quel giorno, Agostino non portava armi addosso.
La notte della morte di Antonino Agostino e della moglie, alcuni ignoti "uomini dello Stato" riuscirono ad entrare nell'abitazione dei defunti e fecero sparire degli appunti che riguardavano delle importanti indagini che stava conducendo Agostino. Ai funerali di Antonino Agostino e Ida Castelluccio, tenutisi il 10 agosto 1989, erano presenti i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo stesso Falcone disse ad un amico commissario, pure presente al funerale: “Io a quel ragazzo gli devo la vita!”
Ed è proprio su questa affermazione che si basa una delle tre ipotesi prese in considerazione dagli inquirenti per cercare di sbrogliare una matassa ad oggi tutt’altro che chiara: l’ipotesi consiste nell’idea che il poliziotto sia stato ucciso da Cosanostra a causa delle sue indagini sull’attentato dell’Addaura preparato contro Falcone,ma sventato in tempo; un seconda pista (avvallata da Giovanni Brusca) sarebbe quella della vendetta: aveva arrestato un picciotto;
Ed ancora un’altra ipotesi: la morte di Antonino è collegabile alla misteriosa sparizione di un altro poliziotto, Emanuela Piazza, agente del Sisde, svanito nel nulla nel 1990. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Perchè Nino, come lo chiamavano tutti, e la sua giovanissima moglie sono stati trucidati? Quale le motivazioni e chi i mandanti e chi gli esecutori. Silenzio assoluto.
Secondo i pm Gozzo e Natoli, titolari delle indagini, i due casi dei poliziotti, uno ammazzato e l’altro scomparso, sono riconducibili in qualche modo ai rapporti tra le cosche mafiose e gli agenti segreti. A destare l’interesse dei due magistrati l’inquietante presenza su i luoghi dove si sono svolti i fatti. di un uomo, forse anche lui un agente segreto, dalle fattezze del viso particolari al punto tale da meritarsi il nomignolo di “faccia di mostro”.
Per questo motivo i magistrati hanno chiesto, lo scorso gennaio, al direttore dell’Intelligence di Roma, di conoscere i nomi degli agenti segreti operativi a Palermo. Ma fino ad oggi non è successo nulla.
Anche la famiglia di Agostino da anni chiede giustizia e il padre Vincenzo, dal giorno dell’omicidio del figlio, della nuora e della sua nipotina mai nata, per protesta non si taglia più la barba.

Ad oggi i mandanti e gli esecutori sono ignoti, ma nel 2007 il processo è stato riaperto;
E adesso sembra che qualcosa stia cambiando. C’è un indagato ufficiale. È il boss Gaetano Scotto, già indagato per l’omicidio di Agostino – posizione poi archiviata – e già all’ergastolo per la strage di via Amelio.
Gaetano Scotto è stato iscritto nel registro degli indagati lo scorso 14 febbraio. La madre di Antonino Agostino, la signora Augusta, lo ha riconosciuto da una foto pubblicata su un quotidiano. Sarebbe stato Scotto ad aver pedinato il poliziotto fino a Catania, dove con la moglie si era imbarcato per il viaggio di nozze poco prima dell’omicidio. La signora Augusta avrebbe avuto conferme anche dal figlio: “Quello ci ha seguiti per tutto il tempo”.
L’intervista a Vincenzo Agostino (di Nino Fricano)
Incontrato a Bagheria il mese scorso, Vincenzo Agostino ha risposto a qualche domanda. La forza e l’energia di ques´uomo imponente, nonostante il grave lutto, lo porta a sorridere spesso e a scherzare ancor di più. Tranne, ovviamente, quando si parla di suo figlio
Che persona era suo figlio? Mio figlio era semplicemente un ragazzo che aveva la passione per la legalità. Ma era consapevole dei rischi che correva e per questo cercava di stare lontano dalla famiglia. Non parlava con noi del suo lavoro. Cercava di non coinvolgerci.
Lei ha più volte detto che qualcuno ha deliberatamente inquinato le prove…
Si. Quando lo uccisero, nel suo portafogli venne ritrovato un biglietto che faceva più o meno così: “Se mi succede qualcosa guardate nel mio armadio”. La squadra mobile di Palermo – lo stesso giornò – compì una perquisizione presso la casa di mio figlio e prelevò dall’armadio molti documenti poi misteriosamente scomparsi. Oltre a questo, gli agenti verbalizzarono la perquisizione quattro giorni dopo l’omicidio, mentre invece era stata compiuta lo stesso giorno.
E ora, dopo più di 18 anni, lei continua a lottare…
Voglio la verità sulla morte di mio figlio, e voglio giustizia. Finchè non avrò verità e giustizia non finirò di protestare.
È cambiato qualcosa, secondo lei, dagli anni ’80 ad oggi?
Mi sembra di si. Vado spesso nelle scuole e incontro i giovani. Ecco ciò che è cambiato veramente: i giovani. Sono diversi rispetto a quelli di una volta. Hanno una coscienza nuova. Sono più informati e capiscono meglio di prima quanto la mafia sia una cosa negativa. Certo, c’è sempre un po’ di paura, però è più facile informarsi e conoscere i fatti. Quindi sono moderatamente ottimista, per il futuro.
(wikipedia, 90011.it, guide.supereva.it)

Nuovi aggiornamenti nei futuri post...

1 commento:

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